Tra Cielo e Mandarini

...a questo punto ne esiste uno reale ( e anche faticoso a volte), uno spirituale ed ora anche virtuale. E' semplicemente e nient'altro che una DIMENSIONE; solo che io la chiamo Tra Cielo e Mandarini!

mercoledì 8 luglio 2009

Le RABATANE

Le RABATANE in Basilicata



Nel corso dei secoli IX e X da Bari, sede di un emirato arabo dall'847 all'871, gli Arabi si spinsero all'interno dell'Italia meridionale, quindi anche della Basilicata, per compiere saccheggi e catturare prigionieri da vendere come schiavi nei centri dell'impero islamico, in quel periodo in una fase di massima espansione.

Secondo alcuni cronisti del tempo e secondo le fonti disponibili, gli stanziamenti arabi furono consistenti e di lunga durata in molti centri del medio bacino del Bradano e del Basento, nel Basso Potentino e nella Val d'Agri.

Le numerose tracce architettoniche che ancora si possono leggere in molti centri storici e le tracce linguistiche nei dialetti locali, fanno ritenere che non si trattò esclusivamente di insediamenti militari, ma di vere e proprie comunità articolate, dove un ruolo di rilievo era svolto da mercanti ed artigiani.
Senza entrare nel merito del fenomeno storico, gli Arabi impiantarono comunque dei veri presidi, ancora oggi leggibili in modo eclatante nel tessuto urbano.
Si tratta di quartieri che la tradizione e le fonti scritte connotano come Rabatana, Rabata, Ravata richiamando il fascinoso ribàt maghrebino.

Le tracce degli insediamenti arabi sono ancora perfettamente leggibili a Tursi, a Tricarico e a Pietrapertosa: si tratta di quartieri che la tradizione appella come Rabatana, Rabata o Ravata, richiamando etimologicamente il termine ribat, che in arabo significa luogo di sosta o anche posto fortificato.

Sono per esempio ancora leggibili a Tricarico i due quartieri della Rabata e della Saracena, con le porte di accesso e le rispettive torri, risalenti all'XI secolo. L'abitato è diviso in due da una stretta strada principale, l'araba shari, da cui si dipartono le vie secondarie (darb), che si intrecciano tra loro e si concludono in vicoli ciechi (sucac), che definiscono unità di vicinato ben distinte l'una dall'altra; i singoli nuclei abitativi, spesso ipogei, se da un lato tendono a chiudersi in difesa rispetto all'esterno, dall'altro con questo comunicano attraverso i terrazzamenti degradanti, coltivati ad orti o a frutteto, disposti a corona lungo il perimetro del tessuto edilizio.

La Rabatana di Tursi coincide con la parte più alta dell'abitato altomedievale, in ottima posizione difensiva. L'intrico edilizio che ancora caratterizza questo quartiere era dominato dalla presenza del castello, di cui attualmente restano poche tracce. La Rabatana è collegata al corpo del paese per mezzo di una strada ripida (in dialetto "a pitrizze" -ascolta-). L'antico borgo saraceno è indissolubilmente legato alla poesia dialettale di Albino Pierro.

Anche il centro storico di Abriola, fondata dai saraceni, è cosmposto da strette stradine, vicoli e gradinate si insinuano in un tessuto edificato dalle chiare connotazioni di antico borgo medievale di origine araba, in cui sono ancora facilmente riconoscibili gli elementi tipologici stratificatisi nel tempo

Per saperne ancora:

Pietrapertosa: la rabata

Tricarico

Tursi

Il castello Arabo di Abriola: una leggenda inventata


Consiglio di leggere:

  • A.PELLETTIERI, “… et per Sarracenos casali S. Jacopi”: gli insediamenti islamici in Basilicata, in La Rabatana di Tursi. Catalogazione multimediale integrata dei Beni Culturali, a cura di C.D.FONSECA, ed. Altrimedia, Matera 2004, pp.15-27
  • Alle Origini dell'Europa Mediterranea


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lunedì 6 luglio 2009

Bella Italia- Basilicata

Un viaggio di 5 minuti, ma che attraversa secoli e storie.
Pochi minuti per salire sulle vette o immergersi nei fondali.
Qualche minuto per percepire gli odori e sapori, per svelare paesaggi.
Pochi minuti di buona Basilicata, quella che piace a noi!



lunedì 29 giugno 2009

SASSI MATERA 2004 - INTERVALLO RAI anni '70

Ancora una volta Matera e le sue meraviglie.

venerdì 26 giugno 2009

Il mondo Inquinato dalla musica

Ogni tanto mi concedo una divagazione dai temi o "concept" di questo blog. Ma in qualche modo, queste divagazioni seguono il pensiero di Tra Cielo e Mandarini.

Il mondo inquinato dalla musica ci perseguita anche dal dentista.
Umberto Eco: "Un'orribile new age dovunque, un bagno amniotico che svilisce l'arte"
di CARLO MORETTI

Ci perseguita ormai in tutti i luoghi pubblici. Non è più neanche possibile chiamarla musica: è piuttosto una marmellata sonora che si diffonde come un cancro con un pericoloso effetto di saturazione. L'allarme per quello che ha definito "un bagno amniotico" che svilisce la musica "e ci perseguita negli aeroporti, nei bar e nei ristoranti, negli ascensori, in un orribile stile New Age nello studio del fisioterapista", l'ha lanciato Umberto Eco nel numero in edicola de L'Espresso. "Come recuperare il dono della sordità?" conclude sconsolato lo scrittore.

In Inghilterra danno consigli su come difendersi dalla musica non richiesta, dall'aural pollution, l'inquinamento acustico nei luoghi pubblici: sul sito nomuzak. co. uk offrono una lista di bar e ristoranti inglesi "music free". Evidentemente la misura è colma. Ne è convinto lo scrittore Valerio Magrelli: "Premetto che amo molto la musica, tutta, e ascolto sia rock sia classica, anche se penso che tra esse ci sia la differenza che corre tra la dama e gli scacchi. Il problema è l'uso che si fa della musica: perché è un dono quando viene scelta, ritengo sia invece criminale imporre la propria musica ad un altro. Viviamo in un'archeologia del rumore: ero in un ristorante del Sud e abbiamo chiesto di spegnere la tv. Il proprietario, gentile, lo ha fatto e abbiamo scoperto che in sottofondo c'era anche una radio. Ormai non ci si rende neanche più conto dell'inquinamento acustico in cui viviamo".

Intanto l'industria corre ai ripari. Sono già pronte le casse ad ultrasuoni direzionali: sei lì seduto in una certa zona di un ufficio, o al tavolo del ristorante, e puoi ascoltare Bach anche a tutto volume perché intorno a te nessuno sente nulla, o magari ascoltano altro: sei tu la cassa che fa vibrare il suono, diffuso con la precisione millimetrica di un fascio di luce. Questa diavoleria tecnologica arriva dall'America, è stata inventata in ambito militare per parlarsi sulle grandi navi da guerra, e sta per essere commercializza in ambito civile anche in Italia dalla Skyrec, la società leader per la fornitura di radio e sonorizzazioni su misura per banche e grandi catene di negozi.

Ma riusciranno le casse ad ultrasuoni a mettere ordine nella marmellata sonora che ci avvolge? "Per noi è inquinamento acustico tutto ciò che non è fatto bene", ribatte alle critiche Emanuele Borri di Skyrec, 4 milioni di fatturato nel 2008, più di 20 milioni di ascoltatori alla settimana in 11 grandi catene commerciali. "Se si rispetta l'ambiente in cui la musica è diffusa, se è adeguata a chi la ascolta, se è musica di qualità, non può essere inquinamento" dice convinto il direttore del marketing strategico.

Tra le agenzie di produzione musicale, le critiche suscitano perplessità: "Una musica appropriata può rendere più suggestivo un luogo, fissare il ricordo di ciò che vedi o stai facendo" dice Sonia Farinetti, consulente musicale di Flipper Music, da 40 anni sul mercato. Il musicista Riccardo Eberspacher, unico italiano nelle compilation Buddha Bar, è critico: "Attenti alla saturazione da lounge music. Il Buddah Bar è diverso, è chill out: punta allo stimolo, non alla noia".

26 giugno 2009

fonte Repubblica

lunedì 22 giugno 2009

Basilicata Eno gastronomica su Rai radio2

Roberta Pellegatta in uno speciale di Radio Due sul Turismo Eno-gastronomico intervista Davide Paoloni, gastronauta e docente di turismo enogastronomico presso l'università di Parma.

D: Qual'è il tuo itinerario enogastronomico?
R: Sarebbe banale che rispondessi Toscana o Piemonte. Sono talmente noti. E invece dico la Basilicata, perchè è la terra delle grandi sorprese, poca conosciuta, tutta da scoprire, in ogni centimentro di quel territorio. E' una regione che cambia paesaggio a secondo delle stagioni...
...si trova un cibo ancora vero, si trova un vino ancora vero...

L'intervista integrale è possibile seguirla cliccando sul video.

martedì 9 giugno 2009

La Passione Del Grano


8 marzo 1607: il principe Pignatelli, nell’acconsentire alla richiesta di alcuni coloni provenienti da Trebisacce, Castelsaraceno e Viggianello di abitare e coltivare terre in località detta San Georgio,lo fa alle sue condizioni, imponendo tutta una serie di pesi fiscalie di obblighi, fra cui il divieto di possedere terreni coltivati a grano.
E’ vero che possono coltivarlo nelle terre del principe, ma il corrispettivo è ben salato e la terra non rende abbastanza per farvi fronte. Meglio coltivare le vigne di proprietà e poi esercitare la capacità di esperti mietitori per conto terzi. E’ quanto faranno i discendenti dei primi coloni.
Nell’animo, però, resta il desiderio della ricchezza proibita.

I coloni sognano di spogliare il signore della sua ricchezza, di abbassarlo almeno una volta al proprio livello, di dominarlo anche solo simbolicamente.
Su questa base, secondo alcuni studiosi di antropologia, si sviluppò il gioco o danza della falce, che, ammantato di risvolti sociali, rappresenta in forma simbolica la rivolta, la contiene entro confini fisicamente non pericolosi, filtra le pulsioni attraverso sistemi simbolico-culturali.
E’ la tesi che emerge dal commento che accompagna le immagini riprese a San Giorgio Lucano durante la storica spedizione di Ernesto De Martino in Lucania nel 1952. Le penetranti fotografie
di Franco Pinna e le successive immagini dai toni fortemente marcati del cortometraggio di Lino Del Frà si prestano bene a fare da supporto.

L’interpretazione si è consolidata nel tempo e la ritroviamo anni dopo: “La danza della falce è una vera e propria rievocazione storica, alla maniera contadina, di due secoli di feudalità oppressiva che è ancora viva nel ricordo dei più vecchi di San Giorgio Lucano”.
“L’azione, che si svolge verso il tramonto, ha per attori i mietitori che si accingono a falciare l’ultimo pezzo di messe, la legante cioè la donna che raccoglie le spighe falciate per legarle insieme e formare la gregna, alcuni zampognari e il caprone, che è sempre il proprietario del campo… Quando i mietitori lo scorgono, accelerano il ritmo del lavoro e, raggiuntolo, lo immobilizzano con le falci che ora, terminata la mietitura, diventano arma di vendetta e di riscatto.
Il riscatto consiste in una bevuta di vino collettiva.
(Relazione del prof. Gaetano Stigliano al Primo Congresso internazionale delle tradizioni popolari, Metaponto Lido, 1986 ).

...Considerate una delle più espressive manifestazioni della civiltà contadina, un documento della più autoctona tradizione popolare, sono state oggetto di ripetute indagini, studi, documentazioni
fotografiche e riprese filmiche. Ai lavori di De Martino e Pinna si aggiungono il cortometraggio di
Lino Del Frà del 1960, le riprese di Folco Quilici del 1967...
L’azione, già nel documento del 1952, si compone di due momenti distinti: la cattura-uccisione del capro e il gioco vero e proprio, che coinvolge anche il padrone:
"Il tema centrale è il mascheramento dell'azione del mietere: i mietitori cioè si comportano come
se l'operazione che essi compiono non fosse la mietitura, ma una battuta di caccia al capro.
Un vecchio contadino fa da capro: due mazzetti di spighe tenuti fra le labbra, una pelle di capro legata alla schiena, i falcetti impugnati all'altezza della testa in modo da dare l'immagine delle corna, occhi sbarrati di animale braccato..."
"I mietitori avanzano al suono della zampogna, mimando la mietitura: si muovono a ritmo,
come se danzassero, oppure si arrestano improvvisamente, assumendo qualche atteggiamento determinato..."
"Ben presto la pantomima si complica: i mietitori fanno le viste di combattersi fra loro, variamente raggruppandosi a due o tre, ed eseguendo con la falce varie figure agonistiche."
"L'eccitazione cresce, finché non si rivolge al padrone, che è cercato, inseguito e catturato..."
"Intorno al padrone i mietitori eseguono la solita pantomima della mietitura, e quindi con la punta della falce lo spogliano...”
“A spoliazione avvenuta, vengono fatte circolare sul campo mietuto alcune bottiglie di vino."
(Ernesto De Martino, La messe del dolore in Furore, Simbolo, Valore, Il Saggiatore, Milano 1962).














Foto di Franco Pinna , 1959

fonte: http://www.prolocosangiorgiolucano.it/Gioco_della_Falce.pdf

mercoledì 3 giugno 2009

Basilicata: OPERA UNICA

BASILICATA:
Opera Unica



Fonte RAI TRADE

lunedì 1 giugno 2009

La pentecoste di Melfi - l' unica in Italia




La manifestazione della Pentecoste di Melfi è la più ANTICA (e non è poco) tradizione della Lucania,ed è l'unica festa in onore dello Spirito Santo che si celebra in Italia.
Si ricollega allo storico avvenimento del 23 Marzo 1528, passato alla storia come la "Pasqua di sangue".
L'avvenimento s'inserisce nella contesa tra Francesi e Spagnoli per il possesso del regno di Napoli.

La città che aveva sopportato un lungo assedio, fu espugnata e sottoposta alla furia malvagia delle truppe di Lautrec.
Dopo ripetuti assalti, andati a vuoto, Pietro Navarro, famoso per la sua tattica di espugnatore, forte già di 15.000 soldati, fu costretto a chiedere rinforzi a Lautrec, accampato con il grosso dell'esercito nella località di Leonessa, che mandò uomini e principalmente artiglierie, oltre alle terribili Bende Nere, condotte da Orazio Baglione.
Melfi dovette soccombere.

Ad opporsi, infatti, vi era solo un presidio di circa mille uomini , tra italiani e spagnoli, di molto decimato durante i ripetuti combattimenti.
Le truppe francesi, furibonde per l'inaspettata resistenza, entrate in città,trucidarono gran parte parte della popolazione, saccheggiarono e incediarono l'intero abitato.
Passarono,quindi, ad espugnare il castello difeso da guarnigioni imperiali costrette alla resa, furono tutte trucidate.
Solo il principe Giovanni Caracciolo e la sua famiglia ebbero salva la vita, passando al servizio della Francia.

Nell'epica giornata,nella quale i melfitani difesero la città a denti stretti si inserisce l'episodio del boscaiolo Batista Cerone, che in uno slancio di amor patrio, cercò di arginare l'avanzare dell'invasione Francese, mentre stava penetrando nella città attraverso una breccia praticata nelle mura, facendo una strage con la sua "Ronca".
Con il passare del tempo la figura di Battista Cerone entrò nell'alone della leggenda tanto fa attribuire il suo ardimento ad una fata "primavera" che, dalle vesti di una vecchina, beneficata un giorno dal boscaiolo, si trasforma, durante l'occupazione di melfi, in una meravigliosa fanciulla; lo bacia in fronte, lo invita a difendere la città in pericolo, tocca la sua "Ronca" e questa d'incanto diviene leggera come il vento, lesta come la folgore.
Battista, il "Pietro Micca della Lucania" , dopo aver sterminato centinaia di soldati francesi viene colpito e sopraffatto alle spalle.
L'eroico gesto ha dato la denominazione "Ronca Battista" alla via dove esso avvenne, indicata per lungo tempo, come la strada della Ronca di Battista.

Dopo il terribile eccidio della popolazione di Melfi, di circa 30.000 abitanti, solo 6.000 furono i superstiti.

Essi si rifugiarono nella selva dello Spirito Santo sul Monte Vulture, e rientrarono in città,dopo 50 giorni, quando Melfi fu liberata dal Cordova.

L'11 Maggio 1528, giorno di Pentecoste, i superstiti alla strage francese, continuatori della stirpe Melfitana ritornarono in città guidati da un capitano spagnolo ed il suo esercito, portando in processione una statua raffigurante la Santissima Trinità, da una chiesetta rupestre, nella selva Vulturina citata, su un carro trainato da buoi.

Ogni anno, da circa 5 secoli, quel festoso ritorno si ripete con la fede di un tempo e la stessa solennità.
Quasi d'incanto Melfi rivive quell'indimenticabile pagina della sua storia.

Un articolo della festa del 1924/27


Fonte e video Raituccio

martedì 19 maggio 2009

Un poeta ...di strada

Francesco G., è una anziano che vive nel centro storico di Bernalda.
Lo incontri nei pomeriggi d'estate sul muraglione della piazza , giù al castello,( abbasch u castiedd) a godere della brezza pomeridiana, alla ricerca di un soffio fresco che dia tregua al caldo torrido che in quei giorni avvolge il paese.
Insieme ad altri compagni di memorie, ben protetti dal castello e dalla chiesa Madre, che da sempre si fronteggiano, e appoggiati al muraglione, spingono lo sguardo sul val basento che spazia dalle montagne potentine ai lidi jonici.Forse inoltrano i pensieri indietro nel tempo, alla ricerca di frammenti memoria e sensazioni.
Le sere d'estate, invece, lo si incontra seduto sulla sua sedia di legno e paglia, all'angolo di casa sua in corso Italia e a nessuno nega un saluto.

Questi 2 video sono stati realizzati ,penso, da due turisti che incontrandolo e sono rimasti colpiti dal personaggio e han deciso di fermare nel tempo le parole di questo uomo.
Ho trovato su Youtube questi video e da subito mi han colpito le parole piene di amore e di dolcezza di quest'uomo. Un poeta, che come tanti la vita, ci ha nascosto.

Posto i video e allego la traduzione.

Video 1


Introduzione:
Tengo la bellezza di 85 anni,
quando nella mia qualità di persona cominciò ad entrare l'interpretazione d'amore,
la prima ragazza che incontrai...si chiamava Vita e le prime espessioni furono queste:

Poesia 1

"Vita della mia vita
con entusiasmo vengo a chiederti
la mia parola d'amore
sentiamo il vero cuore
il cuore mi risponde di si!
Vorrei portarti fino alle stelle
Con te
ovunque
sempre."

Video 2



Poesia 2

A prima vista
i vostri occhi mi dicono
che non potrete essere verso di me
tanto crudele
Lo iscrivo in ...
e la bellissima immagine
e di questo...
ho deciso di volerti chiaramente parlare.
Abbiate peròla gentilezza di dirmi se siete impegnata
e se la vostra bellezza
è stata da qualche impegno conquistata
Io ho 35 anni
son capace di spingere
nel più profondo del cuore il mio amore
per dimenticare il fiume(?)
L'accarezzerei
e mi contenterei di posare le bianche mani
sotto il firmamento stellato
pieno di suggestioni e ombre(?)
Che bello!
Mentre le vostre rose
vi accarezzerebbero le pallide mani.

Video realizzati a Bernalda(MT), il 01 maggio 2009
autore Blustark

giovedì 7 maggio 2009

Il Cappellino di ...Giuseppe Marco Albano

Bravo! Ma che bravo! queste sono state alcune risposte ricevute quando ho chiesto dei pareri sull'ultima...fatica di Giuseppe Marco Albano, giovane lucano di belle speranze. Sembra che il talento non gli manchi, speriamo nella fortuna che accompagna i predestinati e sopratutto nella SUA voglia di non fermarsi per continuare a migliorare. Il talento c'è ma da solo non basta e a quanto pare lo spirito di sacrificio e abnegazione sembra appartenere al novello regista.
(Nella foto Giuseppe Marco Albano) Altri più competenti di me han detto del cortometraggio" ...Recensire un cortometraggio non è un’operazione tanto semplice. L’approssimazione, la stringatezza o l’ampollosità, le ostentate (e spesso vacue) competenze tecniche, le trappole innescate da locuzioni troppo audaci, sono appannaggio di chi è avvezzo a sdilinquirsi nel commento dei cosiddetti lungometraggi’, e che in buona sostanza ama definirsi e farsi definire un critico’. Non mi sto certo avventurando in un pubblico reprimenda contro il popolo dei critici (di cui ammiro una discreta quantità di esponenti), ma è mia intenzione avvisare i lettori che le parole che spenderò a seguito di questa mia piccola introduzione non appartengono alla categoria delle recensioni propriamente dette (e universalmente condivise); costituiscono bensì uno sguardo amorevole – e moderatamente competente – sul lavoro di un ‘collega’, di un amico, che è stato in grado di donarci in soli quindici minuti un balocco prezioso, un piccolo monile di finissima fattura...(leggi tutto)
Ma la cosa che più di tutte mi ha indotto a parlare di lui, io che non amo parlare della gente ma solo dei prodotti culturali che essa ( o la sua espressione culturale) propone, è l'idea di magia , di quel real-meraviglioso di ispirazione latino americana che è rintracciabile e tracciabile anche in una terra che fa del sogno e dell'onirico una sua peculiarità. Aspetti che ho descritto in precedente post. Una terra che si può definire dimensione anzichè territorio. e da questa dimensione appaiono e si manifestano , in una epifania, segni di chi questa dimensione la vive e la percepisce.
Aggiungo altro commento, non mio, sull'opera..." ..sembra proprio frutto di una magia: i meccanismi razionali, freddi, su cui la cinematografia impianta i suoi processi produttivi mal si confanno alla poesia di questa fiaba moderna (sognata più che raccontata), le cui pagine illustrate trasudano creatività e disincanto, e in cui il grottesco popolo degli orchi e delle streghe cede il posto alle invisibili forze del male.